Diciotto.

L'egemonia della Spagna cattolica.


82. La politica di Filippo secondo.

   Da: F. Braudel, Civilt e imperi nel Mediterraneo nell'et di
Filippo secondo, Einaudi, Torino, 1953

 Il carattere spagnolo, o addirittura castigliano, dell'impero di
Filippo secondo,  qui evidenziato dal francese Fernand Braudel,
che mette poi in luce gli sviluppi della politica praticata dal
figlio di Carlo quinto: l'appoggio dato alla Controriforma e lo
spostamento ad ovest dei suoi interessi economici, che si
allontanarono cos dal Mediterraneo.


   Il carattere essenziale dell'Impero di Filippo secondo 
sicuramente quello spagnolo: anzi, per meglio dire, castigliano
[nel 1561 la corte si trasferisce da Valladolid, in Castiglia, a
Madrid]. Aspetto che non sfugg ai contemporanei, amici o
avversari che fossero, del Re Prudente: essi lo vedevano quasi
immobile, come un ragno al centro di un'immensa tela. Ma, se dopo
il settembre 1559, dopo il ritorno dalle Fiandre, Filippo non
lasci pi la penisola iberica, fu soltanto, da parte sua,
passione, preferenza decisa a favore della Spagna, o non fu anche,
e largamente, necessit? Gli Stati dell'Impero di Carlo quinto si
erano rifiutati, l'uno dopo l'altro, senza dire una parola, di
alimentare e di pagare le spese della sua politica. Tutti questi
deficit finanziari facevano della Sicilia, di Napoli, di Milano,
poi degli stessi Paesi Bassi, altrettanti luoghi di soggiorno
impossibili per il sovrano: viverci avrebbe significato, per un
re, morirvi di consunzione finanziaria. Filippo secondo ne aveva
fatto la personale esperienza nei Paesi Bassi dal 1555 al 1559:
molto spesso dov vivere soltanto con gli aiuti di danaro
provenienti dalla Spagna o sulla speranza del loro arrivo. Ora,
per il sovrano diventava difficile ottenere questi aiuti senza
abitare nel paese dov'erano organizzati. Il ripiegamento di
Filippo secondo verso la Spagna non fu un necessario ripiegamento
verso l'argento americano [che proveniva in abbondanza dai
possedimenti americani della Spagna]? L'errore, supposto che ci
sia stato, consistette nel non essere andato quanto pi lontano
possibile incontro a quell'argento, sino all'Atlantico, a Siviglia
o, pi tardi, a Lisbona. Fu l'attrattiva dell'Europa, la necessit
di sapere meglio e pi presto ci che accadeva nel grande alveare
ronzante, a trattenere il re al centro geometrico della penisola,
in quella tebaide di Castiglia dove, del resto, egli stava
istintivamente volentieri?.
   Il fatto che il centro della ragnatela sia stato nella Spagna
provoc da solo molte conseguenze. In primo luogo, un affetto
crescente, cieco delle masse spagnole verso il re rimasto tra
loro. Dai Castigliani, Filippo secondo fu amato quanto Carlo
quinto dalle buone popolazioni dei Paesi Bassi. Non ne scatur
inoltre una prevalenza abbastanza logica degli uomini, degli
interessi e delle passioni della penisola iberica: di quegli
uomini duri, altezzosi, grandi signori intransigenti, che la
Castiglia fabbricava e che Filippo secondo impiegava all'estero,
mentre all'interno, per il disbrigo degli affari e le necessit
burocratiche aveva una predilezione spiccata per la gente del
popolo?... In un impero dislocato in patrie diverse, Carlo quinto
vagabondava per necessit di cose: doveva girare intorno alla
Francia ostile per portare di volta in volta ai suoi regni il
calore della propria presenza. L'immobilit di Filippo secondo
favor la pesantezza di un'amministrazione sedentaria, i cui
bagagli non erano pi alleggeriti dalle necessit dei viaggi. Il
fiotto di carta scorreva pi copioso e pi lento che mai. Le
differenti parti dell'Impero passarono cos, impercettibilmente,
alla condizione di paesi di seconda linea e la Spagna a quella di
metropoli: l'evoluzione appare evidente nelle province italiane.
L'astio contro lo Spagnolo si afferm un po' dappertutto. Era un
segno dei tempi.
   Che Filippo secondo non abbia avuto il senso vivissimo di
questi cambiamenti, che si sia creduto lo zelante continuatore
della politica di Carlo quinto, il suo discepolo,  verissimo;
anzi il discepolo conserv troppe cose delle lezioni ricevute,
ebbe troppo presenti alla mente i precedenti degli affari su cui
doveva prendere decisioni risolutive. Fu aiutato da coloro che gli
stavano intorno, il Duca d'Alba [generale di Carlo quinto poi
governatore e vicer di Filippo secondo] o il cardinale di
Granvelle: quello straordinario catalogo, quell'archivio vivente
della defunta politica imperiale [il cardinale di Granvelle aveva
infatti servito Carlo quinto in molte delicate missioni]. E,
indubbiamente, Filippo secondo si trov spesso in condizioni
analoghe, o che sembravano analoghe, a quelle conosciute
dall'imperatore. Cos, perch egli, come Carlo quinto signore dei
Paesi Bassi [posti tra Francia, Inghilterra, mare del Nord ed
impero germanico], non avrebbe trattato con riguardo l'Inghilterra
indispensabile alla sicurezza di quel crocicchio del Nord? E
ancora, perch egli, carico di stati come gi il padre, non
sarebbe stato come lui prudente e temporeggiatore, intento a
orchestrare quelle storie lontane, mai bene accordate? Eppure, le
circostanze esigevano cambiamenti radicali. Del passato
sopravvivevano solo gli scenari. La grande, troppo grande politica
di Carlo quinto non era forse condannata, brutalmente liquidata,
prima ancora della pace del 1559, dal disastro finanziario del
1557, all'inizio del regno di Filippo secondo? Bisogn allora
riparare, ricostruire, rimettere tutto lentamente in moto. Nella
sua corsa ansante, Carlo quinto mai aveva conosciuto simili colpi
di freno: il potente ritorno alla pace dei primi anni di regno di
Filippo secondo fu un po' il sintomo di una nuova debolezza. La
grande politica si risvegli soltanto pi tardi, per le passioni
del sovrano pi che sotto l'impulso delle circostanze. Si era
messo a poco a poco in moto, guadagnando continuamente terreno,
quel poderoso movimento della Riforma cattolica, che noi chiamiamo
abusivamente la Controriforma. Nato da una serie di sforzi e di
lenti preparativi, potente dopo il 1560, e in quell'epoca gi
capace di piegare la politica del Re Prudente, esso esplose con
brutalit di fronte al Nord protestante nel 1580. Fu tale
movimento a spingere la Spagna a intervenire nelle grandi lotte
della fine del regno di Filippo secondo, che fecero di lui il
campione del Cattolicesimo, il difensore della fede. Qui, le
passioni religiose lo sostennero molto pi che nella crociata
contro i Turchi: quella guerra impegnata controvoglia in
Mediterraneo e di cui Lepanto sembra non sia stata che un
episodio.
   Altro fattore di questa grande politica: dopo il 1580 gli
arrivi di metalli preziosi dal nuovo mondo raggiunsero proporzioni
sino allora sconosciute. Granvelle pot allora trasferirsi alla
corte di Spagna: il momento gli era singolarmente propizio.
Ammettiamo per che l'imperialismo della fine del regno non sia
stato creato dalla sua sola presenza. Veramente, la grande guerra
successiva al 1580 mir alla dominazione dell'Oceano Atlantico,
diventato il centro del globo. Si trattava di sapere se l'Oceano
sarebbe appartenuto alla Riforma o agli Spagnoli, ai popoli
nordici o agli Iberici, perch ormai si trattava proprio
dell'Atlantico [dove sarebbero divampate le guerre di religione ed
economiche tra gli spagnoli da una parte, e gli inglesi e gli
olandesi dall'altra]. L'Impero spagnolo pieg verso ovest, in
direzione dell'immenso campo di battaglia, con tutto il denaro, le
armi, i vascelli, i bagagli e le idee politiche. Nello stesso
momento, gli Osmanli [Ottomani] volgevano decisamente le spalle al
Mediterraneo per impegnarsi nelle lotte asiatiche [contro l'impero
persiano dei safavidi]... Ecco ci che ci ricorderebbe, se ce ne
fosse bisogno, che i due grandi imperi del Mediterraneo vivevano
col medesimo ritmo e che il Mare Interno, almeno nei venti ultimi
anni del secolo, non costitu pi il centro delle loro cupidigie.
Nel Mediterraneo, non suon pi presto che altrove l'ora del
ripiegamento degli imperi? Vogliam dire, degli Stati troppo
vasti?.
